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- Melanzane ripiene di anelletti in friggitrice ad aria
Le melanzane ripiene di anelletti in friggitrice ad aria sono una di quelle ricette che per me profumano subito di Sicilia. Basta mettere insieme melanzane, pomodorini e basilico fresco e la mia mente torna immediatamente ai sapori di casa. Questa ricetta è nata facendo la spesa, come spesso succede. Mi piace girare tra i banchi, scegliere le verdure di stagione, curiosare tra i formaggi e lasciarmi ispirare dagli ingredienti. Quando ho visto le melanzane, i pomodorini, il basilico e il caciocavallo, la mia anima siciliana ha fatto il resto! Ho trasformato le melanzane in piccoli scrigni ripieni di anelletti siciliani al pomodoro, arricchiti con la polpa delle melanzane, caciocavallo filante e Parmigiano Reggiano. E visto che in estate amo cucinare, ma un po’ meno sudare davanti al forno, ho preparato le mie melanzane ripiene di pasta in friggitrice ad aria. Il risultato? Una bella gratinatura in superficie e un ripieno saporito, filante e profumato di basilico. Una ricetta estiva ricca e golosa, perfetta per un pranzo della domenica o da preparare quando avete voglia di portare a tavola un po’ di Sicilia. Ingredienti per 4 persone 2 melanzane grandi 320 g di anelletti siciliani 500 g di pomodorini 1 spicchio d’aglio basilico fresco q.b. 150 g di caciocavallo 80 g di Parmigiano Reggiano grattugiato olio extravergine d’oliva q.b. sale q.b. pepe q.b. Come preparare le melanzane ripiene di anelletti in friggitrice ad aria Cuocete le melanzane Lavate le melanzane e tagliatele a metà nel senso della lunghezza. Con un coltello incidete la polpa formando una griglia, facendo attenzione a non tagliare o bucare la buccia. Condite le melanzane con un filo generoso di olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Sistematele nel cestello della friggitrice ad aria e cuocetele a 180°C per circa 20 minuti, o fino a quando la polpa sarà morbida. I tempi possono variare leggermente in base alla grandezza delle melanzane e al modello di friggitrice ad aria utilizzato. Preparate il sugo di pomodorini e basilico Nel frattempo fate insaporire uno spicchio d’aglio in padella con un filo di olio extravergine d’oliva. Aggiungete i pomodorini lavati e tagliati a metà, regolate di sale e unite abbondante basilico fresco. Lasciate cuocere fino a quando i pomodorini saranno morbidi e avranno rilasciato il loro succo. Prelevate circa metà del sugo e frullatelo con un frullatore a immersione. Riunitelo in padella con i pomodorini lasciati a pezzi: in questo modo otterrete un sugo cremoso ma allo stesso tempo rustico. Aggiungete la polpa delle melanzane Una volta cotte, lasciate intiepidire leggermente le melanzane. Con l’aiuto di un cucchiaio prelevate delicatamente la polpa, facendo attenzione a lasciare intatta la buccia che servirà da contenitore. Tagliate la polpa delle melanzane a cubetti e aggiungetela al sugo di pomodorini. Mescolate e lasciate insaporire per qualche minuto. Condite gli anelletti siciliani Portate a bollore una pentola di acqua salata e cuocete gli anelletti. Scolateli molto al dente, considerando che termineranno la cottura durante la gratinatura in friggitrice ad aria. Condite gli anelletti con il sugo di pomodorini e melanzane. Aggiungete il caciocavallo tagliato a piccoli cubetti e una parte del Parmigiano Reggiano grattugiato. Mescolate bene fino a distribuire tutti gli ingredienti. Riempite le melanzane e gratinate Riempite generosamente i gusci delle melanzane con gli anelletti conditi. Completate la superficie con il Parmigiano Reggiano rimasto e sistemate nuovamente le melanzane nel cestello della friggitrice ad aria. Cuocete a 190°C per circa 8-10 minuti, fino a ottenere una superficie ben dorata e gratinata. Servite le melanzane ripiene di anelletti ben calde, con qualche foglia di basilico fresco. Consigli Potete preparare il sugo in anticipo e conservarlo in frigorifero fino al momento di condire la pasta. Scolate sempre gli anelletti molto al dente: continueranno a cuocere durante la gratinatura e in questo modo eviterete che diventino troppo morbidi. Se amate una gratinatura ancora più croccante, potete aggiungere sulla superficie un cucchiaio di pangrattato mescolato al Parmigiano Reggiano. Le melanzane ripiene di anelletti sono ottime appena preparate, ma vi confesso una cosa: come tante paste al forno siciliane, il giorno dopo sono forse ancora più buone!
- Paccheri allo scoglio in crosta di pane
Ci sono piatti che Tim ama alla follia. E questi paccheri sono decisamente uno di quelli. Spesso andiamo in un locale dove preparano la pasta allo scoglio in crosta e lui, puntualmente, la ordina. Ma non solo: ogni volta deve fare il video del momento in cui arriva al tavolo e aprono la crosta. Un rito ormai! Io, però, guardo più la sua faccia che il piatto: gli occhi pieni di gioia e quell’espressione da bambino davanti al regalo che aspettava. Così, da bravo Orso, ho deciso di preparargli la mia versione. Pesce fresco, pomodorini di Pachino, una crosta di pane croccante e tanto amore. Perché se riesco a fargli fare quella stessa faccia anche a casa… allora la ricetta è riuscita! I paccheri allo scoglio in crosta di pane sono un primo piatto di pesce ricco e scenografico. La pasta viene condita con un sugo allo scoglio preparato con pesce fresco e pomodorini di Pachino e poi racchiusa in una crosta di pane senza lievito, sottile e croccante. Il bello arriva a tavola: rompete la crosta e lasciate uscire tutti i profumi del mare! Ingredienti per 4 persone Per i paccheri allo scoglio 320 g di paccheri 500 g di cozze 500 g di vongole 250 g di calamari 8 gamberi 300 g di pomodorini di Pachino 2 spicchi d’aglio 100 ml di vino bianco prezzemolo fresco olio extravergine d’oliva sale pepe o peperoncino Per la crosta di pane senza lievito 300 g di farina 00 150 ml di acqua tiepida 30 g di olio extravergine d’oliva 5 g di sale Come preparare i paccheri allo scoglio in crosta di pane Preparate la crosta di pane senza lievito Versate la farina in una ciotola e aggiungete l’acqua tiepida, l’olio extravergine d’oliva e il sale. Impastate fino a ottenere un panetto liscio ed elastico. Copritelo e lasciatelo riposare per circa 30 minuti a temperatura ambiente. Preparate il sugo allo scoglio Pulite accuratamente le cozze e lasciate spurgare le vongole in acqua fredda salata. Fate aprire cozze e vongole separatamente in padella con uno spicchio d’aglio e un filo d’olio extravergine d’oliva. Sgusciate una parte dei molluschi e lasciatene alcuni con il guscio per rendere il piatto ancora più scenografico. Filtrate con cura il loro liquido di cottura e tenetelo da parte. In una padella capiente fate rosolare uno spicchio d’aglio con un filo d’olio. Aggiungete i calamari puliti e tagliati ad anelli e lasciateli insaporire. Sfumate con il vino bianco, quindi unite i pomodorini di Pachino tagliati a metà. Cuocete per circa 10 minuti, aggiungendo qualche cucchiaio del liquido filtrato dei molluschi. Unite i gamberi e cuocete ancora per pochi minuti. Aggiungete infine cozze e vongole e completate con abbondante prezzemolo fresco tritato. Cuocete e condite i paccheri Cuocete i paccheri in abbondante acqua salata e scolateli molto al dente. Trasferiteli direttamente nella padella con il sugo allo scoglio e saltateli per qualche minuto, aggiungendo, se necessario, ancora un po’ del liquido dei molluschi. Racchiudete i paccheri nella crosta di pane Stendete l’impasto senza lievito con un mattarello fino a ottenere una sfoglia sottile, dello spessore di circa 2-3 mm. Ungete leggermente una ciotola o una teglia adatta alla cottura in forno e rivestitela con l’impasto, lasciandolo debordare lungo i bordi. Versate all’interno i paccheri allo scoglio e richiudete la crosta sigillando bene l’impasto. Spennellate la superficie con olio extravergine d’oliva. Cuocete in forno statico preriscaldato a 200 °C per 25-30 minuti, fino a quando la crosta sarà ben dorata e croccante. Lasciate riposare per 5 minuti, quindi capovolgete delicatamente i paccheri allo scoglio in crosta di pane su un piatto da portata. Portateli a tavola ancora caldi e aprite la crosta davanti ai vostri ospiti. E adesso guardate le loro facce: se hanno gli occhi di Tim, avete fatto centro!
- Manakish allo zaatar: ricetta originale delle focaccine libanesi
La cucina libanese è una delle mie preferite e, ogni volta che mi siedo al tavolo di un ristorante mediorientale, ci sono due cose che non mancano mai nel mio ordine: l’hummus e i manakish allo zaatar. Queste focaccine soffici e fragranti sono uno dei simboli della tradizione libanese e conquistano al primo morso grazie al loro profumo intenso. Il protagonista della ricetta è lo zaatar, una miscela di spezie tipica del Medio Oriente preparata con origano siriano essiccato, sesamo tostato, sommacco e sale. Il sommacco regala una piacevole nota agrumata che rende queste focaccine davvero irresistibili. Prepararle in casa è molto più semplice di quanto si possa pensare e sono perfette da servire per un brunch, un aperitivo o una cena informale accompagnate da halloumi, labneh, olive e un’insalata fresca. Ingredienti (6 manakish) Per l’impasto 500 g di farina 0 320 ml di acqua tiepida 7 g di lievito di birra secco (oppure 20 g di lievito fresco) 10 g di zucchero 10 g di sale 40 ml di olio extravergine d’oliva Per la copertura 5 cucchiai di zaatar 80 ml di olio extravergine d’oliva Procedimento Sciogliete il lievito e lo zucchero nell’acqua tiepida e lasciate riposare per circa 10 minuti. Versate la farina in una ciotola, unite l’acqua con il lievito e iniziate a impastare. Aggiungete l’olio extravergine d’oliva e, infine, il sale. Lavorate l’impasto per circa 10 minuti fino a ottenere un panetto liscio ed elastico. Coprite e lasciate lievitare per circa 2 ore, o comunque fino al raddoppio del volume. Dividete l’impasto in 6 palline e fatele riposare per altri 20 minuti. Mescolate lo zaatar con l’olio extravergine d’oliva fino a ottenere una crema abbastanza fluida. Stendete ogni pallina formando un disco di circa 18-20 cm e create delle leggere fossette con la punta delle dita. Distribuite il condimento allo zaatar su tutta la superficie. Cuocete in forno statico preriscaldato a 220°C per 10-12 minuti, finché i bordi saranno ben dorati. Consigli I manakish sono ottimi appena sfornati. Io amo servirli con halloumi fritto, una fresca insalata, olive e pomodori, ma sono perfetti anche con labneh, hummus, melanzane grigliate o altre specialità della cucina libanese.
- Macedonia Cake: la torta estiva con crema agli agrumi e frutta fresca
Se dovessi dare un sapore all’estate, sarebbe quello di questa torta. È nata dopo una spesa da Banco Fresco, davanti a banchi pieni di pesche profumate, melone dolcissimo, fragole, ciliegie e tutta quella frutta colorata che sembra fatta apposta per finire su un dolce. La Macedonia Cake è una torta semplice ma d’effetto: una base morbida cotta nello stampo furbo, una crema agli agrumi preparata con limone, lime e combava e, sopra, una generosa macedonia di frutta fresca di stagione. È il classico dolce che si prepara senza difficoltà ma che quando arriva in tavola fa subito estate. Ingredienti Per la base 4 uova 280 g di zucchero 100 g di olio di semi di girasole 120 ml di latte 340 g di farina 00 16 g di lievito per dolci Per la curd agli agrumi 6 tuorli succo e scorza di 6 limoni succo e scorza di 2 lime scorza di 1 combava 200 g di zucchero 70 g di maizena 4 cucchiai di acqua 100 g di burro Per decorare 2 pesche 300 g di melone 250 g di fragole 200 g di ciliegie 125 g di lamponi 125 g di mirtilli 2 kiwi Come preparare la Macedonia Cake Preparare la base Montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete l’olio di semi e il latte continuando a mescolare. Unite poi la farina e il lievito setacciati. Versate il composto in uno stampo furbo imburrato e infarinato e cuocete in forno statico preriscaldato a 175°C per circa 25-30 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente. Preparare la curd agli agrumi In un pentolino mescolate i tuorli con lo zucchero, la maizena e l’acqua. Aggiungete il succo e la scorza dei limoni, il succo e la scorza dei lime e la scorza di combava. Portate sul fuoco e cuocete a fiamma dolce mescolando continuamente fino a ottenere una crema liscia e densa. Togliete dal fuoco e incorporate il burro a cubetti. Coprite con pellicola a contatto e lasciate raffreddare. Assemblare la torta Distribuite la curd nell’incavo della torta. Tagliate la frutta fresca a pezzi regolari e disponetela sulla superficie creando una macedonia colorata e abbondante. Lasciate riposare la torta in frigorifero per almeno un’ora prima di servirla. Consigli Potete scegliere la frutta che preferite seguendo la stagionalità. Per una finitura lucida spennellate la frutta con un velo di gelatina neutra o con poca confettura di albicocche scaldata e filtrata. La torta si conserva in frigorifero per 2 giorni. Una torta fresca, profumata e coloratissima che racchiude tutta la bellezza della frutta estiva in un solo morso.
- Paccheri al ragù di polpo
I paccheri al ragù di polpo sono un primo piatto che racchiude tutti i profumi del Mediterraneo. Il segreto è una lunga cottura che rende il polpo tenerissimo e crea un sugo ricco e saporito, perfetto da raccogliere con la pasta. La menta fresca aggiunta a fine cottura dona una nota aromatica che rende il piatto ancora più piacevole. Ingredienti per 4 persone 320 g di paccheri 800 g di polpo fresco 300 g di pomodorini 1 cipolla piccola 1 spicchio d’aglio 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro 100 ml di vino bianco secco qualche foglia di menta fresca olio extravergine di oliva q.b. sale q.b. pepe nero q.b. Procedimento Pulite il polpo e tagliatelo a piccoli tocchetti da crudo. In una casseruola fate soffriggere dolcemente la cipolla tritata e lo spicchio d’aglio con un filo di olio extravergine di oliva. Aggiungete il polpo e lasciatelo insaporire per qualche minuto. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare completamente la parte alcolica. Unite i pomodorini tagliati a metà e il concentrato di pomodoro. Mescolate bene e regolate di sale e pepe. Coprite e lasciate cuocere a fuoco molto basso per circa 2 ore, mescolando di tanto in tanto. Se necessario aggiungete qualche cucchiaio d’acqua durante la cottura. Quando il polpo sarà morbido e il sugo ben ristretto, aggiungete la menta fresca spezzettata con le mani. Lessate i paccheri in abbondante acqua salata, scolateli al dente e trasferiteli nel tegame con il ragù di polpo. Saltate la pasta per qualche minuto e servite subito. Consigli Per un risultato ancora più intenso potete preparare il ragù il giorno prima. Come tutti i ragù, anche quello di polpo diventa ancora più buono dopo qualche ora di riposo.
- Involtini di peperoni alla siciliana: la ricetta facile e saporita della tradizione
Gli involtini di peperoni alla siciliana sono una ricetta semplice, estiva e ricca di profumi mediterranei. Un piatto che racchiude alcuni degli ingredienti più amati della cucina siciliana: peperoni arrostiti, pangrattato, uvetta, pinoli e basilico. Perfetti come antipasto, secondo piatto vegetariano o per un buffet estivo, questi involtini sono facili da preparare e possono essere gustati sia tiepidi che a temperatura ambiente. Il tocco finale? Un buon olio extravergine di oliva che valorizza tutti i sapori del ripieno. Ingredienti per 4 persone 3 peperoni rossi e gialli 100 g di pangrattato 25 g di pinoli 25 g di uvetta 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro 6-8 foglie di basilico fresco 50 g di pecorino grattugiato 4 cucchiai di olio extravergine di oliva Sale q.b. Pepe nero q.b. Come preparare gli involtini di peperoni alla siciliana 1. Arrostire i peperoni Lavate i peperoni e disponeteli su una teglia rivestita con carta forno. Cuoceteli in forno statico a 200°C per circa 25-30 minuti, girandoli a metà cottura. Una volta pronti, trasferiteli in una ciotola e copriteli con pellicola oppure chiudeteli in un sacchetto per alimenti. Lasciateli riposare per 10 minuti: in questo modo sarà più facile eliminare la pelle. Spellateli, eliminate semi e filamenti interni e ricavate delle falde regolari. 2. Preparare il ripieno In una ciotola unite il pangrattato, il pecorino grattugiato, i pinoli, l’uvetta precedentemente ammollata e strizzata, il concentrato di pomodoro e il basilico tritato. Aggiungete l’olio extravergine di oliva e mescolate fino a ottenere un composto morbido e ben amalgamato. Regolate di sale e pepe. 3. Formare gli involtini Distribuite una parte del ripieno su ogni falda di peperone e arrotolate delicatamente fino a ottenere degli involtini compatti. Disponeteli in una pirofila leggermente unta con olio extravergine. 4. Cottura finale Completate con un filo d’olio e cuocete in forno a 190°C per circa 15 minuti, finché la superficie risulterà leggermente dorata. Sfornate e lasciate intiepidire prima di servire. Consigli Gli involtini di peperoni alla siciliana sono ancora più buoni dopo qualche ora di riposo, quando il ripieno ha il tempo di insaporirsi. Potete prepararli in anticipo e conservarli in frigorifero per uno o due giorni. Sono perfetti come antipasto estivo, per un aperitivo all’aperto o come contorno ricco da accompagnare a piatti di carne o pesce. Il morso dell’Orso Ci sono ricette che con pochi ingredienti riescono a raccontare un’intera regione. Questi involtini di peperoni alla siciliana sono uno di quei piatti che preparo spesso d’estate: profumano di casa, di sole e di quella cucina semplice che non ha bisogno di grandi effetti speciali per conquistare tutti al primo assaggio.
- Polpettine di pesce spada alla siciliana con mentuccia, uvetta, pinoli e cipolla in agrodo
Appena arriva il caldo ci sono ingredienti che tornano subito nella mia cucina. Uno di questi è la mentuccia. Fresca, profumata, capace di cambiare completamente un piatto. E con il pesce spada per me è un abbinamento che fa subito Sicilia. Queste polpettine di pesce spada alla siciliana hanno pochi ingredienti ma molto carattere: scorza di limone, uvetta, pinoli e menta fresca. Alla fine preparo sempre una cipolla in agrodolce che le rende ancora più saporite. E piccolo consiglio: il giorno dopo sono persino più buone. Lista della spesa (circa 4 persone) Per le polpettine 600 g di pesce spada fresco 80 g di pangrattato + qualche cucchiaio se necessario 30 g di pinoli 30 g di uvetta scorza grattugiata di 1 limone non trattato 10 foglie di mentuccia fresca (o menta) 1 spicchio d’aglio piccolo (facoltativo) 1 uovo sale q.b. pepe nero q.b. olio evo q.b. olio di semi per friggere Per la cipolla in agrodolce 2 cipolle rosse 2 cucchiai di zucchero di canna 60 ml di aceto di vino bianco 2 cucchiai di olio evo sale q.b. Procedimento Per prima cosa mettete l’uvetta in ammollo in acqua tiepida per circa 10 minuti. Eliminate eventuale pelle e parti più dure dal pesce spada e tritatelo finemente al coltello oppure con pochi colpi di mixer (senza ridurlo in crema). Trasferitelo in una ciotola. Aggiungete il pangrattato, l’uovo, i pinoli, l’uvetta ben strizzata, la scorza di limone grattugiata e la mentuccia tritata finemente. Regolate con sale e pepe. Mescolate fino ad ottenere un composto morbido ma lavorabile. Se necessario aggiungete ancora poco pangrattato. Formate delle polpettine grandi poco più di una noce e disponetele su un vassoio. Scaldate abbondante olio di semi e friggete le polpettine poche alla volta fino a quando saranno dorate all’esterno. Scolatele su carta assorbente. Nel frattempo preparate la cipolla in agrodolce: affettate sottilmente le cipolle e fatele appassire con l’olio evo. Aggiungete zucchero e lasciate leggermente caramellare, poi sfumate con l’aceto. Cuocete ancora qualche minuto finché saranno morbide e lucide. Trasferite le polpettine nella padella con la cipolla e fatele insaporire qualche minuto. Servitele calde… oppure aspettate il giorno dopo: fidatevi, diventano ancora più buone.
- Alla scoperta del caseificio La Tula: il Montebore che rischiava di scomparire
Ci sono formaggi che sanno semplicemente di buono.E poi ci sono quelli che raccontano un territorio, una storia e le persone che hanno scelto di salvarli dall’oblio. Questa volta il Morso dell’Orso mi ha portato tra Serravalle Scrivia e Grondona, alla scoperta di uno dei formaggi più affascinanti e rari del nostro patrimonio gastronomico: il Montebore. Qualche settimana fa sono stato a La Dogana , una bellissima enoteca con cucina a Serravalle Scrivia. Il menu della serata dice già tutto: “Niente da dichiarare, tutto da degustare.” Ed effettivamente è andata proprio così. La serata è stata interamente dedicata ai formaggi di La Tula, realtà che da anni custodisce e produce uno dei formaggi più affascinanti del Piemonte: il Montébore. Una degustazione che racconta un territorio Il menù era un viaggio dentro i sapori dell’Appennino piemontese: Mollama Il Gigi Mongiardina Montebore fresco Marzocco Montebore stagionato Gran Gratton Accanto ai formaggi, una cucina semplice ma pensata per valorizzarli davvero. I pizzicotti fatti a mano ripieni di carciofi e formaggio, completati da una generosa grattugiata di Montebore, avevano quel sapore autentico delle cucine di una volta. E poi la battuta al coltello piemontese con asparagi e crema di Montebore al tartufo: delicata, elegante, ma con un carattere ben preciso. La cosa più bella?Molti dei formaggi li abbiamo assaggiati anche in purezza, senza troppi abbinamenti o costruzioni. Perché quando la materia prima è così buona, non serve altro. Il giorno dopo: a Grondona, dove nasce il Montebore La mattina successiva siamo partiti presto verso Grondona per entrare nel cuore della produzione de La Tula e scoprire da vicino i segreti del Montebore. Appena lo vedi, capisci subito che non è un formaggio qualunque. La sua forma ricorda una torta nuziale: tre cilindri sovrapposti che lo rendono immediatamente riconoscibile.Una forma antica, quasi scenografica, che porta con sé una storia incredibile. Si racconta infatti che il Montébore fosse stato servito nel 1489 durante le nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza. E secondo la tradizione, era molto amato anche da Leonardo da Vinci. Il formaggio salvato da Agata La vera storia emozionante però è quella della sua rinascita. Alla fine degli anni ’90 il Montebore rischiava seriamente di sparire.A salvarlo sono stati Agata Marchesotti e il compagno Roberto Grattone che, nel 1999, hanno deciso di recuperare le antiche tecniche di produzione parlando con le ultime anziane del paese che ancora custodivano questa ricetta. Da quel lavoro di memoria e ricerca è nato il nuovo corso de La Tula, oggi uno dei pochissimi produttori autorizzati del Montebore, riconosciuto come Presidio Slow Food. Che sapore ha il Montebore? Il Montebore viene prodotto con latte crudo, generalmente con una miscela composta per circa il 75% da latte vaccino e il 25% da latte ovino. Da fresco è delicato, morbido e quasi burroso.Con la stagionatura cambia completamente carattere: diventa più intenso, complesso e leggermente piccante, mantenendo però sempre una straordinaria eleganza. È uno di quei formaggi che cambiano davvero nel tempo e che meritano di essere assaggiati in diverse maturazioni per capirne tutte le sfumature. Un formaggio che parla ancora di persone Quello che mi porto a casa da questa esperienza non è soltanto il sapore del Montebore. È l’idea che dietro certi prodotti ci siano ancora persone che scelgono di custodire un pezzo di territorio, di memoria e di cultura gastronomica italiana. E forse è proprio questo che rende alcuni formaggi impossibili da dimenticare. Per scoprire di più sul loro lavoro puoi visitare il sito ufficiale de La Tula
- Focaccia dolce con fragole e rabarbaro: la ricetta soffice e profumata di primavera
Ci sono ingredienti che appena li trovi sai già come finiranno.Per me il rabarbaro è uno di quelli. Non capita spesso di vederlo dal fruttivendolo e ogni volta mi viene subito voglia di abbinarlo alle fragole. Quel mix tra dolcezza e nota acidula funziona sempre. Questa volta però invece della classica crostata ho preparato una focaccia dolce soffice, semplice e un po’ rustica, perfetta per la colazione, la merenda o da servire tiepida con una pallina di gelato. Le fragole tagliate a fettine diventano morbide e succose in cottura, mentre il rabarbaro rilascia tutto il suo profumo leggermente agrumato. Per completare ho aggiunto zucchero in superficie, un filo d’olio extravergine e qualche fogliolina di basilico fresco che dona una freschezza incredibile. Una ricetta primaverile facile da preparare ma davvero scenografica. Ingredienti per una focaccia dolce con fragole e rabarbaro Per l’impasto 500 g di farina 0 320 ml di acqua tiepida 8 g di lievito di birra secco 40 g di zucchero 40 ml di olio extravergine d’oliva 10 g di sale Per la farcitura 200 g di fragole fresche 2 coste di rabarbaro zucchero q.b. olio extravergine d’oliva q.b. basilico fresco Come preparare la focaccia dolce fragole e rabarbaro In una ciotola versate la farina e il lievito secco. Aggiungete l’acqua poco alla volta iniziando ad impastare. Unite poi lo zucchero, il sale e l’olio evo e lavorate l’impasto fino ad ottenere una consistenza liscia ed elastica. Coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio del volume. Trasferite l’impasto in una teglia ben oliata e stendetelo delicatamente con le mani. Fate riposare ancora circa 30 minuti. Nel frattempo lavate la frutta: tagliate le fragole a fettine e il rabarbaro a losanghe. Disponete la frutta creando delle strisce alternate sulla superficie della focaccia: una fila di fragole e una di rabarbaro. Cospargete con zucchero e completate con un filo d’olio extravergine. Cuocete in forno preriscaldato a 200°C per circa 25 minuti, finché la focaccia sarà dorata e leggermente caramellata in superficie. Una volta sfornata completate con foglioline di basilico fresco. Consigli per una focaccia dolce perfetta Il basilico fresco aggiunto alla fine esalta tantissimo il profumo delle fragole. Potete servire questa focaccia tiepida oppure fredda. Se amate i dolci poco stucchevoli, il rabarbaro renderà tutto perfettamente equilibrato. Ottima anche con yogurt greco o gelato alla vaniglia.
- calzoni al forno
Calzoni al forno con melanzane grigliate e mozzarella Ci sono ricette che sanno subito d’estate.Questi calzoni al forno con melanzane grigliate e mozzarella mi ricordano le rosticcerie siciliane, quelle dove il profumo dell’impasto appena sfornato invade tutto il quartiere. L’impasto è soffice, ben idratato e leggermente croccante fuori.Dentro invece un ripieno semplice ma perfetto: pomodoro, mozzarella filante, basilico fresco e melanzane grigliate. Sono ideali per una cena tra amici, una serata pizza fatta in casa oppure da preparare in anticipo e gustare anche tiepidi. Ingredienti per circa 6 calzoni Per l’impasto 620 g farina 0 80 g semola rimacinata 470 ml acqua 4 g lievito di birra secco 16 g sale 16 g olio extravergine d’oliva Per il ripieno passata di pomodoro 2 melanzane mozzarella ben scolata basilico fresco origano olio extravergine d’oliva Procedimento Preparare l’impasto In una ciotola unite la farina, la semola rimacinata e il lievito secco. Versate l’acqua poco alla volta iniziando ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete quindi il sale e infine l’olio extravergine d’oliva a filo.Continuate ad impastare fino ad ottenere un panetto liscio, morbido ed elastico. Coprite l’impasto e lasciatelo lievitare per circa 3-4 ore o fino al raddoppio. Formare i panetti Una volta lievitato, dividete l’impasto in 6 panetti dello stesso peso. Lasciateli lievitare ancora per circa 2 ore coperti con un canovaccio. Preparare le melanzane Tagliate le melanzane a fette e grigliatele con un filo d’olio fino a quando saranno morbide e ben dorate. Lasciatele intiepidire prima di utilizzarle per il ripieno. Farcire i calzoni Stendete ogni panetto sulla semola senza creare un bordo troppo pronunciato. Farcite con passata di pomodoro, mozzarella ben scolata, basilico fresco e melanzane grigliate. Chiudete i calzoni sigillando bene i bordi. Aggiungete un cucchiaio di pomodoro sulla superficie e completate con origano e un filo d’olio. Cottura Cuocete in forno statico o ventilato preriscaldato a 250 gradi. Posizionate inizialmente i calzoni nella parte bassa del forno per circa 10 minuti, poi spostateli nella parte centrale fino a completa doratura. Negli ultimi minuti aggiungete qualche pezzetto di mozzarella sulla superficie per renderli ancora più golosi. Se avete una pietra refrattaria il risultato sarà ancora più vicino a quello della pizzeria.
- risotto alle fragole
Il risotto alle fragole è uno di quei piatti che spiazza.Se ne parla sempre come di qualcosa “anni ’80”… e ogni volta che lo nomini, qualcuno storce il naso. Poi però arriva l’assaggio.E cambia tutto. Dolcezza, acidità e sapidità si incontrano in modo molto più equilibrato di quanto si pensi.Io per primo ero scettico, lo ammetto.Poi ho provato a lavorarci su, cercando una versione che fosse davvero nelle mie corde. Questa è la mia:un risotto cremoso, mantecato al parmigiano, e sopra una crema di fragole al balsamico, pepe e basilico che spinge sul contrasto e dà carattere al piatto. Un primo che sa di primavera, perfetto quando le fragole sono nel loro momento…e che, fidati, fa ricredere anche i più dubbiosi. Ingredienti (per 2 persone) 160 g riso Carnaroli 1 scalogno 1/2 bicchiere vino bianco Brodo vegetale q.b. (anche con croste di parmigiano) 40 g parmigiano grattugiato 150 g fragole fresche Per la crema di fragole: 100 g fragole 1 cucchiaio aceto balsamico Pepe nero q.b. 4-5 foglie di basilico fresco Procedimento 1. Prepara il brodo Porta a bollore il brodo vegetale e, se vuoi un sapore più intenso, aggiungi una crosta di parmigiano. 2. Base del risotto Trita finemente lo scalogno e fallo soffriggere in padella con un filo d’olio. Aggiungi il riso e tostalo per un paio di minuti.Sfuma con il vino bianco e lascia evaporare. 3. Cottura Prosegui la cottura aggiungendo il brodo poco alla volta, mescolando. A metà cottura unisci le fragole fresche tagliate a pezzi. 4. Mantecatura A fuoco spento manteca con il parmigiano grattugiato fino ad ottenere un risotto cremoso. 5. Crema di fragole al balsamico In una padella calda cuoci le fragole con l’aceto balsamico a fiamma viva. Aggiungi abbondante pepe nero e il basilico fresco.Frulla tutto fino ad ottenere una crema liscia. 6. Impiattamento Servi il risotto e completa con la crema di fragole al balsamico sopra. A piacere aggiungi: pepe fresco macinato foglie di basilico una grattugiata finale di parmigiano Consigli Usa fragole mature ma sode: devono dare sapore senza diventare troppo acquose Il pepe è fondamentale: bilancia la dolcezza L’aceto balsamico deve essere di buona qualità per dare profondità
- Sasà Martucci a Milano: la pizza de I Masanielli arriva in città | Il morso dell’orso
Se ne parla ovunque.E quando succede così, io ho solo un’idea fissa: andare a vedere se è vero. Con la mia rubrica Il morso dell’orso ogni tanto mi fermo, assaggio e racconto.E questa volta la curiosità era alta. Direttamente da Caserta è arrivata a Milano la pizza di Sasà Martucci.Quella de I Masanielli, per capirci.Una delle pizzerie più premiate d’Italia, presenza costante in 50 Top Pizza. Ma al di là delle classifiche, la domanda è sempre la stessa:com’è davvero? Il locale e il menù: Campania senza filtri Sono stato a pranzo da Sasà Martucci e la prima cosa che ho percepito è chiara: qui non si è cercato di “adattare” troppo. Nel menù si sente la Campania.E soprattutto si sente Caserta. Non è solo una questione di ingredienti, ma di approccio: diretto, riconoscibile. In alcune pizze strizza l’occhio a Milano, come la WHY NOT, con base fior di latte, brasato di ossobuco, crema di riso allo zafferano e una rivisitazione della gremolada meneghina. I fritti: l’inizio giusto Ho iniziato dai fritti: crocchè, arancino e frittatina. Tre cose semplici sulla carta.Ma sono proprio queste a dirti subito se sei nel posto giusto. Qui sono fatti bene.Croccanti fuori, pieni dentro, senza eccessi.Quelli che aprono il pranzo nel migliore dei modi. Le pizze Poi si passa alle pizze.Queste sono quelle che ho provato io. Provola e Pepe Esplosiva Pomodoro San Marzano DOP Solania cotto nel forno a legna, provola affumicata in paglia, pepe selvatico del Madagascar, olio EVO Nata Terra. È una pizza diretta.Affumicata, intensa, senza giri larghi.Il pepe non è solo piccante: dà profondità e resta. Crema di Zucchine alla Scapece, Ricotta di Mandorle Fiori di zucca, lamelle di mandorle tostate, maionese vegetale all’aglio, olio EVO Elaios Terre di Molinara. Qui si cambia completamente registro.Più fresca, più delicata, ma comunque con carattere. Le zucchine alla scapece portano acidità e memoria,la ricotta di mandorle aggiunge una cremosità diversa dal solito. Una pizza che non urla, ma funziona. Umami Fior di latte, pomodorini semidry, coppa di maiale cotta a bassa temperatura e sfilacciata, julienne di peperoncino friggitello, polvere di olive caiazzane, basilico, olio EVO Sasà Azienda Olivicola Petrazzuoli. Questa è quella che chiude il cerchio. Piena, saporita, ma equilibrata.Ogni ingrediente ha il suo spazio, senza sovrapporsi. È una pizza costruita bene.E si sente. Il mio parere Tre pizze diverse tra loro, ma con una cosa in comune: sono pensate. Non è solo tecnica, non è solo ingrediente di qualità.È proprio un’idea dietro. E questa cosa, quando mangi, arriva. Vale la pena andarci? La risposta è semplice. Qui non si viene solo per dire “sono stato da Sasà Martucci”. Ci vieni perché si mangia bene.E perché è una pizza che ti resta in testa anche dopo. Ed è quello che, alla fine, cerco sempre. 🐻












